Educare oltre gli stereotipi

Educare oltre gli stereotipi
Educare oltre le sovrastrutture
Educare alla libertà
– Simona Adelaide Martini –

Ieri serata calda ad Arese: si parlava di “Educare oltre gli stereotipi”.
L’incontro rientrava nel progetto “Seminare la parità nell’hinterland milanese”, finanziato da Regione Lombardia, all’interno del bando “Progettare la parità in Lombardia”, a cui l’Associazione TerraLuna ha partecipato, vincendo, presentando diverse attività (di cui parlerò in seguito).
Apre la serata la sindaca di Arese, Michela Palestra, che sottolinea l’importanza di affrontare e confrontarsi su queste tematiche, alla luce dei recenti fatti di cronaca (cyberbullismo, suicidi causati da persecuzioni mediatiche, femminicidi) e di provare a ipotizzare soluzioni.
Modera gli interventi e il dibattito Monica D’Ascenzo, giornalista de Il Sole 24 ore e autrice del blog Alley Oop – L’altra metà del sole. Presente alla serata, oltre a me, un altro relatore: Alessandro Battistella, ricercatore, docente universitario e referente del progetto Bim Bum Bam… pari o dispari?
Serata intensa, ricca di scambi e opinioni.
Vengono mostrate quelle che io definisco “pubblicità regresso”, in cui madri amorevoli puliscono senza fiatare disastri causati da figli maschi, dove le bambine risultano sempre sciocchine vezzose intente a sedurre maschi (bambini) virili e di potere o altre, più sottili, in cui le donne sono comunque relegate a ruoli di subordinazione e offerte al pubblico nella loro fisicità e corporeità, più che nella loro essenza, presenza, intelligenza (e qualsiasi “enza” di senso e valore vi venga in mente).
Mi preme solo accennare, in quanto psicologa e psicoterapeuta, a qualche passaggio del mio intervento. Anzi a farne un sunto, in attesa di approfondire ciascun pezzo in futuri scritti o incontri.
Voglio far pensare all’identità come a un materiale malleabile, manipolabile trasformabile. Ma, attenzione, il materiale di base è davanti ai vostri occhi. Lo è anche il colore naturale, il grado di “impastabilità”, le dimensioni originali, la quantità, lo stato in cui si presenta.
Ecco, i bambini e le bambine non sono oggetti manipolabili a piacimento. Sono persone, individui, esseri a sé stanti, che cercano il loro posto nel mondo. Si liberano da noi attraverso il simbolico taglio del cordone ombelicale e cominciano ininterrottamente a lasciare impronte di sé, a comunicare sprazzi della propria personalità in divenire. Ogni parola, azione, pensiero, proiezione, aspettativa che avremo su di loro li modificherà.
Cosa possiamo fare per non fare passi falsi? Per non snaturarli? Per lasciare che quel seme sbocci secondo le sue caratteristiche? Possiamo osservarli. Ascoltarli. Annusarli. Sono loro che ci dicono chi sono. Che ci parlano dei loro gusti, delle loro preferenze. Ce ne parlano quando ancora non hanno acquisito il dono della parola. Perché esplorano, toccano, esprimono emozioni libere di fronte agli stimoli che incontrano o che noi poniamo loro davanti.
Hanno preferenze alimentari, di colori, di forme, di suoni, di persone, situazioni. Ci indicano la via.
Educare, dal latino ex-ducere, significa portare fuori. Per molti adulti, ancora, significa mettere dentro. Mettere dentro stereotipi, condizionamenti, idee e aspettative proprie, vissuti personali, traumi, paure, rabbia, esperienze non realizzate o non elaborate. Fermatevi. Osservate il cammino che sta intraprendendo quel seme. Lo spazio di cui necessita. La luce di cui ha bisogno. Di quanta acqua, carezze, sussurri, conferme. Crescerà sano e solido. E unico, tra tanti. Rispettoso delle altrui differenze. Rispettoso di sé.
Questa è una piccola ricetta, ma quasi sicura, di consapevolezza e serenità, che non significa non soffrire, ma affrontare le strade impervie della vita con dignità, con la certezza che si è esseri speciali, non sbagliati, non inadatti, non giudicati per quello che gli altri si aspettano da noi. Che siamo sulla strada giusta, anche se faticosa.
Gli stereotipi sono stretti cassetti chiusi dalla chiave della mancanza di coraggio. Il coraggio di spendere le proprie energie per scoprire, davvero, chi abbiamo davanti, arricchirci della sua presenza, donare un poco della nostra diversità. Gli stereotipi sono scorciatoie, intraprese per evitare la lunga strada della conoscenza dell’altro.
Niente, pochi concetti che aprono infinite riflessioni: questa è la mia natura, questo il mio provare a stare fuori dal cassetto
Un particolare ringraziamento a TerraLuna, alle mie amiche e compagne di viaggio Katia, Patrizia, Antonella ed Ester e alla consigliera del Comune di Arese, Paola Pandolfi, che ha creduto in noi.

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