La Rabbia del Leone è la Saggezza di Dio

La Rabbia del Leone è la Saggezza di Dio

La rabbia del leone è la saggezza di Dio
– William Blake –

Vi lascio, oggi, a questo articolo che tanto dice su un’emozione “tabù”: la rabbia.

Per noi psicologi/ghe e psicoterapeuti/e le emozioni non sono mai categorizzabili in buone o cattive, ma in funzionali /disfunzionali, a seconda di come e se trovano il modo di esprimersi e di scaricare la propria energia, plasmandola in una forma comunicativa utile a comprendere se stessi, gli altri e la realtà che ci circonda e provando a instaurare con essi una relazione empatica e di scambio, utile al buon funzionamento di tutti/e.

Buona lettura

Perché ci arrabbiamo? Anche la rabbia è utile! 

La rabbia fa parte della grande famiglia delle emozioni e, in quanto tale, rappresenta un’esperienza complessa in cui si può distinguere un aspetto mentale di consapevolezza, delle modificazioni fisiologiche e dei comportamenti espressivi sia involontari che intenzionali.

La rabbia è la tipica reazione alla frustrazione e alla costrizione, sia fisica che psicologica, ed è una delle più precoci fra le emozioni, insieme alla gioia e al dolore.

Si tratta di un’emozione primordiale che deriva dall’istinto di difendersi per sopravvivere, nell’ambiente in cui ci si trova ed ha una funzione adattiva.

Di primo acchito potrebbe essere associata a qualcosa di negativo, di inopportuno o fastidioso, e non a caso le sue manifestazioni sono riprovate e quindi parzialmente inibite o comunque modificate nella nostra cultura e nelle società attuali. Viene spesso considerata un’emozione negativa da reprimere e soffocare, irragionevole, associata ad aggressività, e difficilmente se ne riconoscono le qualità positive.

Ma preso atto che la rabbia è un’emozione che fa parte del nostro bagaglio da così tanto tempo, a cosa serve? È solo causa di azioni dannose e distruttive o c’è un modo per considerarla anche positivamente?

La rabbia innanzitutto permette l’instaurarsi di una specifica tendenza all’azione. Se questa emozione non ci fosse, infatti, non saremmo in grado di attivarci, non saremmo in grado di agire: la rabbia spinge all’azione, in modo da superare gli ostacoli che si frappongono tra noi e il nostro obiettivo. Chiari segnali di questo sono tutte quelle modificazioni che sono tipiche di una forte attivazione del sistema nervoso autonomo (accelerazione del battito cardiaco, aumento della tensione muscolare e della sudorazione, aumento della pressione…).

Il suo scopo è quello di aiutarci a percepire un’ingiustizia e di conseguenza a fronteggiarla, ha l’obiettivo di fungere da segnale d’allarme in particolari circostanze, esprime una reazione di insoddisfazione intensa, di frustrazione.

E nelle relazioni con gli altri che ruolo assume? Con chi ci si arrabbia più spesso?

Si possono distinguere due aspetti fondamentali se si pensa all’effetto che la rabbia esercita sugli altri:

  • la distanza (per cui la rabbia ha come effetto l’allontanamento dell’altro);
  • il controllo (per cui il messaggio che arriva all’altro è “fai quello che ti dico io”).

In entrambi i casi questa emozione assume una funzione soggettiva per la persona e la sua utilità, l’impatto desiderato, sta appunto nell’allontanare l’altro che in quel momento rappresenta una minaccia, oppure nell’esercitare un controllo intimidendolo.

Da molte ricerche sembra inoltre che almeno la metà delle persone con cui ci arrabbiamo siano persone che conosciamo e che amiamo piuttosto che quelle che ci sono indifferenti.

All’interno di un rapporto di coppia la rabbia poi può assumere altre sfaccettature oltre a quelle legate al rancore, alla rivendicazione, allo sfogare semplicemente le proprie frustrazioni sul proprio partner. Sono infatti presenti delle sfumature protettive. Essa, essendo un’emozione che attiva la persona che la sperimenta, può essere usata come “antidepressivo”. Se uno dei due partner vuole risollevare l’altro potrebbe assumere, anche in maniera del tutto inconsapevole, un atteggiamento provocatorio proprio per attivarlo e tenere alto il suo grado di energia.

Per concludere si può affermare che, se questa emozione viene vista come qualcosa che ci è stato dato per sopravvivere e non come condanna, cambia completamente la prospettiva secondo cui la guardiamo e possiamo di conseguenza farne un uso molto più vantaggioso per noi e per chi ci sta intorno.

Dott.ssa Anna Galtarossa

https://galtarossapadovapsicologa.wordpress.com/

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Immagine: Il sacro fuoco di Olimpia– tecnica mista – Alfonso Camplone –

 

 

Ricucire

Ricucire

RICUCIRE

Non perdere la voglia di camminare: io,
camminando ogni giorno,
raggiungo uno stato di benessere e mi lascio alle spalle ogni malanno;
i pensieri migliori li ho avuti mentre camminavo,
e non conosco pensiero così gravoso da non poter essere lasciato alle spalle con una camminata…
ma stando fermi si arriva sempre più vicini a sentirsi malati…
Perciò basta continuare a camminare, e andrà tutto bene.
(Bruce Chatwin)

 

Le diede un bacio sul collo, indossò il cappotto e scese le scale del condominio dove vivevano, uno stabile anni ‘70 in attesa da anni di un po’ di manutenzione, ma tutto sommato decoroso.

Si ritrovò in strada, in una fredda serata di gennaio, avvolta da un velo di foschia. Un gatto lo fissò e lo seguì con lo sguardo intimorito per qualche istante. Imboccò la prima via a destra, dove, all’interno di uno sportello bancomat, riparato ma non chiuso da porte, cercava un po’ di calore e un rifugio per la notte un senzatetto. Gli si avvicinò e, sfiorandogli una spalla, infilò nel cappello posato a terra una banconota da 10 euro, così, senza chiedergli di dove fosse e perché si trovasse in quelle condizioni. Pensò soltanto di avere, di fronte a sé, un’altra vittima del capitalismo scellerato. L’uomo non emise parola, ma ricambiò la generosità con un sorriso composto dai pochi denti rimasti.  Si rimise in cammino.

Ma perché si trovava in strada a quell’ora? Se lo chiese nel tentativo di recuperare la motivazione che l’aveva condotto fuori dalla sua tana. La sua tana, sì, come se fosse un animale. Un animale ferito. Finì con i piedi dentro una pozzanghera e quasi gli venne la voglia di imprecare. Ma poi, imprecare contro chi, se non contro sé stesso?

Era uscito di casa per riflettere su come poter mandare avanti e risanare il rapporto con la compagna di una vita. “Compagna”: aveva detto sempre così alle persone a cui l’aveva presentata. La stessa cosa faceva lei. Entrambi lo preferivano a marito e moglie, un po’ perché non amavano le etichette che il sistema impone, un po’ perché avevano gli stessi ideali, per cui quel termine, “Compagni”, ha un valore simbolico immenso.

Sentiva che tutto si stava spegnendo. Erano lontani, stanchi, sfiancati da mesi di discussioni. Da settimane non riuscivano neanche a trovare un momento per fare una passeggiata insieme o forse, in realtà, proprio quel tempo insieme si cercava di schivare.

Eppure il loro rapporto era stato amore, passione, sesso, divertimento e condivisione di idee. Che cosa aveva aperto ferite talmente grandi da non riuscire a rimarginarsi?

Non aveva la più pallida idea di come far riaccendere tutto ciò che oramai sembrava spento. Si sentiva in colpa e si sentiva in colpa anche la sua compagna. Quel dannato senso di colpa che imprigiona e non lascia aria. Non concede tregua. Sospirò e decise di voltare ad un angolo, per imboccare una strada che l’avrebbe ricondotto a casa.

La via era piena di negozi aperti fino ad ora tarda. C’erano pub, agenzie di scommesse pronte a mandare sul lastrico chi vi si fosse avventurato, mini market, negozi di chincaglierie varie e gli immancabili “centri massaggi” cinesi che poco spazio lasciavano all’immaginazione.

Ad un tratto l’occhio cadde su un negozietto da un’unica vetrina. L’insegna specificava che si trattava di una merceria/sartoria. Al suo interno si trovavano vestiti, borse, grembiuli e tanto altro, appesi o buttati su tavoli, alla rinfusa. Lo colpì la figura di una donna, presumibilmente la proprietaria del negozio: una signora orientale sui settant’anni. Stava seduta con la testa piegata su una tuta da lavoro, appartenente sicuramente a qualche operaio. Era strappata in più punti e la signora cercava di ricucirla con tanta pazienza e dedizione, che stare lì a guardarla gli fece inumidire gli occhi. Pensò, mentre continuava ad osservare quel lavoro certosino: “ma che senso ha ricucire qualcosa che può essere sostituito?”.

Si domandava, mentre la signora continuava la sua opera, se anche lei si fosse posta la stessa domanda, appena vista la tuta e il suo stato. D’improvviso la signora alzò lo sguardo e lo volse, dritto, verso la vetrina, dove incrociò gli occhi di quell’improvvisato spettatore. Gli rivolse un garbato sorriso e tornò a capo chino al suo lavoro.

Fu in quel momento che decise di riprendere il suo cammino. Nella testa non smetteva di insinuarsi l’immagine di quella tuta logora e piena di strappi, di quella signora e, ossessivamente, il verbo “ricucire”. Cominciò a dare un senso a quella passeggiata e bisbigliò, tra sé e sé: “ricucire con pazienza ciò che altrimenti verrebbe sostituito!”.

Un sarto! Sarebbe dovuto diventare abile con l’ago e il filo dei sentimenti, per fare in modo che, quel prezioso vestito cucito addosso con amore a lui e alla sua compagna, tornasse ad essere integro e senza strappi, ma, soprattutto che non venisse sostituito con qualcosa da non potere più indossare in due. Quello era il significato che cercava nei passi stanchi di quell’escursione notturna.

Tirò fuori le chiavi di casa e aprì la porta: la trovo seduta sul loro divano di fronte alla televisione, quasi ipnotizzata. Forse sovrappensiero. Avvicinandosi le diede nuovamente un bacio sul collo, nello stesso punto di quando era uscito, le carezzò i capelli e, con una mano, tra l’incredulità e lo stupore di lei, le slacciò la camicetta e iniziò a ricucire …

12/05/2016

Grazie ancora a Rocco Carta che, con un suo racconto, è riuscito a rendere vivo e reale il tema affrontato nell’articolo precedente: l’importanza del CAMMINO per fare pensieri su di sé, per riflettere, per trovare il proprio spazio interiore.

E questo cammino è appena cominciato…

La Psiche In Cammino

La Psiche In Cammino

Camminando si apprende la vita,
camminando si conoscono le persone,
camminando si sanano le ferite del giorno prima.
Cammina, guardando una stella, ascoltando una voce,
seguendo le orme di altri passi.
(Ruben Blades)

Dopo un primo esperimento, ben riuscito, di condivisione di un contributo narrativo arricchente e vicino alla nostra professione, ritengo sia giunto il momento di collaudare seriamente quello che, da sempre e da subito, è stato il mio intento rispetto a questo spazio che, non a caso, ha preso il nome di  SPAZIO D’INCONTRO.

Ho trovato il tema del cammino molto vicino al mio modo di essere, sia come persona, sia come professionista.

Quando esploriamo noi stessi intraprendiamo una strada che non sappiamo dove ci condurrà, ma che, sicuramente, ci porterà a metterci in contatto con parti di noi, lontani dalla quotidianità, dai rumori, da ciò che riteniamo di sapere e conoscere.

Un cammino metaforico, sicuramente, ma che molto ha a che fare col distacco dalle sovrastrutture e dai ruoli attribuiti.

Uno spazio in movimento, in cui il nostro Immaginario prende forma e produce contenuti che trasformeranno la nostra visione di noi stessi e della vita.

There is no way for happiness” diceva il Buddha “happiness is the way

Qui parliamo di cammini reali, ma anch’essi simbolici e metaforici, grazie al Dott. Gianni Clemente, che ha dedicato gran parte del suo lavoro a questa passione e a questa incredibile risorsa psicologica.

Vi lascio alla lettura del suo articolo, annunciando, a mia volta, un cammino di condivisione di idee, progetti, racconti, storie, di professionisti, narratori, cantastorie che arricchiranno questo mio spazio con la loro generosa umanità.

Spero possa essere di vostro gradimento e che possiate trovare suggerimenti e desiderio di partecipare alla condivisione, entrando nel nostro CERCHIO MAGICO.

A presto (con un’altra sorpresa).

Il potere rigenerante dei cammini – Dott. Gianni Clemente – Psicologo

Se senti il bisogno di rinnovare la tua vita, potresti valutare l’opportunità di incominciare a camminare, dedicando per esempio alcune ore alla settimana.

L’atto del camminare in sé è molto semplice e consiste nel ripetere moltissime volte l’atto del passo. Potrebbe essere difficile fare questo in un ambiente di città. Allora se hai più tempo a tua disposizione, oppure decidi di prenderti più tempo, puoi metterti in marcia lungo un cammino sacro, cioè un sentiero creato dai pellegrini nei millenni per raggiungere una meta religiosa. Il più celebre in Europa è il Cammino di Santiago di Compostela, che si snoda per 800 chilometri tra Francia e Spagna. Anche in Italia ci sono parecchie possibilità, una su tutte, la Via Francigena. Ma potresti scegliere di recarti fino in Giappone e percorrere il cammino degli 88 templi lungo circa 1200 chilometri!

Cosa avviene quando una persona decide di intraprendere per la prima volta un lungo cammino nella natura? Succede che vive un’esperienza inattesa e straordinaria, con molta probabilità uno dei momenti di maggiore intensità della sua vita.

Quando affronti un lungo cammino a piedi, scopri la tua forza interiore. Chilometro dopo chilometro, ti accorgi che diventi capace di superare le difficoltà, grandi e piccole, della vita

Il lungo cammino sacro a piedi è lento e faticoso, eppure è riconosciuto come un metodo efficace per rafforzarti e rigenerarti dal punto di vista fisico, psicologico e spirituale. Le ore che trascorri a camminare in uno stato di quiete, solitudine e silenzio – sia esteriore sia interiore – riempiono interamente le tue giornate.

Dopo un assestamento iniziale, nel quale lo spaesamento e la fatica possono prevalere sul resto, cominci pian piano a sentirti tutt’uno con il cammino e la natura circostante e a provare una forte sensazione di libertà dagli impegni e dalle costrizioni della vita.

Viaggiando con lentezza, benefici di un cambio del punto di vista e di prospettiva. Tutto ciò che di solito non noti e di cui non sei cosciente –  sensazioni fisiche, emozioni, pensieri, stimoli esterni – diventa realmente presente e vero.

Giorno dopo giorno, inoltre, sperimenti il valore simbolico della natura, che raggiunge direttamente l’inconscio e quindi ti porta a capire vedendo anziché pensando. Per esempio, il cielo è simbolo di immaterialità e di assenza di limiti, l’aria di freschezza e purezza, il sole di vitalità, luminosità, calore e benessere profondo.

Anche la via che percorri è ricca di luoghi simbolici, come ponti da attraversare, valichi da superare e torrenti da guadare: vivendoli nella loro pienezza, puoi trarne preziosi spunti di riflessione e trasformazione nella tua vita.

 

Gianni Francesco Clemente (1974), Psicologo, unisce le sue conoscenze in psicologia a un’autentica passione per i cammini a piedi. Come psicologo si occupa di riportare armonia nel disagio interiore delle persone. Si interessa in modo prevalente di ricerca, di ipnosi, di relazioni tra psicologia e religione. Segue con interesse i temi che legano la psicologia e la data science.  Ha pubblicato nel 2014 Psicologia dei cammini sacri e nel 2016 Il potere rigenerante del cammino di Santiago: in libertà per cambiare.  Puoi scaricare gratuitamente i riassunti dei libri di Gianni Clemente sul sito http://gianniclemente.it/ visitando l’area dei libri.