Violenza domestica: buone prassi in seguito alla separazione

Amare sé stessi(e) è l’inizio di una storia d’amore lunga tutta la vita
– Oscar Wilde –

VIOLENZA DOMESTICA: BUONE PRASSI A SEGUITO DELLA SEPARAZIONE

La tematica della violenza domestica può e deve essere affrontata da diversi punti di vista: quello della fase post-separazione è uno dei tanti.

La donna che ha subito violenza e che cerca di far valere i propri diritti salvaguardando i figli e le figlie dopo la separazione attraversa una fase delicata che spesso viene sminuita e affrontata con superficialità. Come se essersi allontanata rappresenti la soluzione, la fine di tutte le violenze, l’inizio automatico di una nuova vita.

Oltre ad un necessario percorso di elaborazione delle ferite, fisiche e psicologiche, subite è necessario affrontare tortuosi percorsi giuridici in cui le donne si trovano a dover ripercorrere, ancora una volta, il dolore della violenza, dimostrare la propria “innocenza”, lottare con il senso di colpa che altri attribuiscono, tenendo sempre presente il bene dei minori.

Ringrazio la Dott.ssa Federica Anastasia per aver estratto un articolo dalla Tesi di Laurea Magistrale in Psicologia, da lei elaborata e discussa, dal titolo: “Affido dei Minori in separazioni difficili. L’arduo compito delle Assistenti Sociali.”

Ricordiamoci che fare informazione e sensibilizzare sulla tematica della violenza di genere rappresenta uno dei tasselli dell’immenso puzzle necessario a destrutturarla, affrontarla, sconfiggerla.

Buona lettura.

“La violenza domestica: tutti gli atti di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica, che si verificano all’interno della famiglia o del nucleo familiare o tra attuali o precedenti coniugi o partner” (Consiglio d’Europa, 2011)

  • In Europa 1 donna su 3 subisce violenza domestica nel corso della vita (FRA 2014).
  • Si parla di violenza assistita quando il minore fa esperienza direttamente o indirettamente di violenza domestica su figure di riferimento.
  • Nel 65% dei casi di violenza domestica vi è violenza assistita e nel 25% dei casi i/le minori vengono coinvolti/e direttamente (ISTAT 2015)
  • Il post-separazione rappresenta un momento a rischio incremento violenza (Kelly et al., 2014; Pond et al., 2008; Kitson, 1983)

Si ritiene doveroso fare una breve premessa, relativa ai dati nazionali riferiti ai contatti padri-figli/e dopo la separazione.

Secondo i dati Istat (relatvi al 2009), il 52,8% delle madri che vive con i figli/e riferisce che, nei due anni successivi la separazione, questi ultimi non hanno dormito a casa del padre; il 20,1% dichiara che, oltre a non aver dormito dal padre, non lo hanno mai frequentato. A seguito della separazione, il rendimento scolastico dei figli/e peggiora nel 20,7% dei casi e nel 6% il peggioramento è tale da determinare una bocciatura o il rinvio di esami universitari.

Dopo la separazione i figli/e non vedono o vedono meno i genitori o i parenti del padre e della madre (rispettivamente, nel 18,6% e nell’8,7% dei casi); il 5% dei genitori non può più sostenere le spese mediche per i figli/e con la frequenza necessaria, o mandarli in vacanza nei luoghi e per la durata che era loro abituale (24,1%).[1]

Un nodo cruciale, in questa fase, oltre al mantenimento, sono le decisioni e la gestione dei contatti padri-figli/e. Nel rispetto del diritto del minore alla bigenitorialità, vengono regolamentate le modalità ed i tempi degli incontri padri-figli/e. Nei casi di violenza domestica, questo può essere un momento a rischio di violenza (prima, durante e dopo l’incontro) per il bambino e per la donna[2] , tanto che la Women’s National Commission (WNC, 2004), chiede che nei casi di violenza domestica:

  • gli incontri padre-figlio/a vengano supervisionati (incontri protetti)
  • venga effettuata un’attenta valutazione del rischio
  • il/la bambino/a venga ascoltato/a da parte di professionisti qualificati.

Gli incontri protetti e/o facilitanti, su prescrizione dell’Autorità Giudiziaria, rappresentano una modalità di incontro genitore-figlio/a minore, che prevede la presenza di una/un educatrice/educatore professionale.[3]

Gli incontri protetti hanno luogo in uno spazio neutro custodito, in quanto vi è dichiarato rischio per il minore, con funzione di tutela e protezione dell’educatrice/ore nei confronti del minore. Hanno una durata massima di sessanta minuti e tra ognuno di essi deve trascorrere minimo una settimana; sono prorogabili di tre mesi in tre mesi.

Gli incontri facilitanti hanno anch’essi luogo in uno spazio neutro o in uno spazio facilitante: vengono predisposti per garantire il cosiddetto diritto di visita, per consentire lo svolgersi delle relazioni familiari e ridurre il livello dei conflitti familiari, con una presenza atta ad agevolare e contestualizzare i comportamenti e le comunicazioni delle parti. Hanno una durata e gestione più libera, secondo il progetto individuale e si protraggono al massimo per dodici mesi.

Sono momenti delicati e critici per diversi punti: preparazione agli incontri per minori, genitori, operatori, educatori ed educatrici; modalità di presenziare ed osservare; conoscenza e fiducia; come e quando intervenire; cosa fare nei casi di violenza manifestata durante l’incontro.[4]

 

Nel rapporto di ricerca preparato da Apollonio e Grimaldi (2007), sui contatti padri-figli/e dopo la separazione nei casi di violenza domestica, le autrici riportano che negli USA la violenza domestica e la violenza assistita dai minori vengono riconosciute come elementi fondamentali da valutare nelle cause per la custodia dei figli/e (Cahn, 1991; Hart, 1992; Family Violence Project, NCJFCJ, 1995; ect.), specificando, nel Model Code of the Family Violence Project (NCFCJ, 1998), che “è un danno e non è l’interesse del bambino essere affidato, sia in forma congiunta sia esclusiva, o essere lasciato in custodia fisica al perpetratore di violenza domestica”. Viene, inoltre, sottolineata l’importanza di una serie di punti[5]:

  • la sicurezza ed il benessere dei bambini/e sono primari, così come quelli del genitore che ha subito violenza;
  • la storia di violenza domestica deve essere considerata per decidere la custodia dei figli/e;
  • l’affido esclusivo o condiviso al genitore violento non è nell’interesse del bambino/a;
  • è nell’interesse del bambino/a risiedere con il genitore non violento, anche se geograficamente lontano dal genitore violento;
  • la protezione dei bambini/e va garantita attraverso incontri protetti e supervisionati con il genitore violento;
  • va garantita la protezione della donna che lascia il compagno violento insieme ai figli/e;
  • la donna che per fuggire dal compagno violento lascia temporaneamente i figli/e non è accusabile di “abbandono di minore”;
  • al genitore violento può essere negato il diritto decisionale rispetto alla vita del figlio/a (scelte mediche, educative…) se ciò pone a rischio la diade madre-minore, anche in termini di svelamento della nuova residenza.

Alla luce di quanto emerso, secondo il National Council of Juvenile and Family Court Judges (NCFNH), gli incontri genitore violento-figlia/o devono tenere conto delle seguenti linee guida:

  • vanno organizzati in modo da non esporre il minore al conflitto genitoriale;
  • vanno evitate le transizioni e gli incontri tra madre e padre;
  • il Tribunale dovrebbe prescrivere visite protette e supervisionate, descrivendo dettagliatamente le modalità di protezione ed il ruolo del supervisore;
  • visite non protette potrebbero essere previste solo quando il genitore violento abbia concluso un programma di recupero;
  • il metodo migliore per valutare la non persistenza dei comportamenti violenti è intervistare la ex partner e la partner attuale;
  • in caso di episodi violenti, di stress manifestato dal bambino/a o di tentativi da parte del padre di strumentalizzare il figlio/a nella violenza agita contro la madre, le visite vanno sospese;
  • le visite vanno sospese qualora il genitore faccia uso, nel corso delle stesse o precedentemente, di alcol e/o di sostanze stupefacenti;
  • il bambino/a deve poter contattare la madre telefonicamente in ogni momento;
  • deve essere inibito il pernottamento del bambino/a a casa del genitore maltrattante;
  • anche i contatti telefonici devono essere regolamentati;
  • va mantenuto nel tempo l’ordine di protezione che impedisce al violento di avvicinarsi alla vittima[6].

Nella stessa direzione vanno studi, ricerche e linee guida sviluppati in Inghilterra, Nuova Zelanda, Canada.[7]

Emerge la necessità di un approccio integrato per contrastare la violenza domestica post-separazione, anche nei confronti dei minori, da parte di tutti i soggetti coinvolti, suggerendo delle buone pratiche, che vanno in questa direzione[8]:

  • per tutti gli operatori, adeguata formazione specifica sulle dinamiche della violenza domestica e sull’impatto della violenza sulla sicurezza e sul benessere di donne e bambini;
  • riconoscimento della correlazione tra sicurezza della madre e benessere del bambino;
  • necessità di valutazione del rischio che la violenza continui in occasione dei contatti padre-figli;
  • importanza di incontrare i genitori separatamente ad ogni stadio del procedimento;
  • non utilizzo dello strumento della mediazione familiare nei casi di violenza domestica[9].

La sicurezza delle donne risulta essere indissociabile dalla sicurezza dei bambini e delle bambine e diversi studi evidenziano che, spesso, gli operatori non conoscono e riconoscono i fattori di rischio legati alla violenza; non riconoscono la separazione, l’allontanamento dal partner violento come un momento fortemente a rischio per la donna e per i minori; non sono consapevoli della frequente correlazione esistente tra violenza alle donne e violenza ai minori; sottostimano la gravità degli esiti della violenza assistita e, di frequente, tengono separata la problematica del maltrattamento subito dalla madre dal rischio a carico del bambino/a. Alla luce di questo, risulta fondamentale che i soggetti coinvolti ricevano una formazione adeguata ed aggiornamenti sulle dinamiche della violenza, sui fattori di rischio e sugli interventi da attuare.[10]

 

“Solo portando alla luce ciò che c’è, si può intervenire, cambiare, migliorare e operare nell’ottica del benessere.”
– Federica Anastasia –

[1] http://www.istat.it/it/archivio/47539

[2] Apollonio M. G., Grimaldi T. (2007). Contatti Padri-Figli dopo la Separazione nei casi di Violenza Domestica, Rapporto di Ricerca (a cura di), Trieste: Comune di Trieste, Area Promozione e Protezione Sociale, Centro Antiviolenza GOAP, (pp. 40-48).

[3] Ibidem, p.5

[4] Curata da Taverna Paolo  (2010). Incontri Protetti – Incontri Facilitanti. Linee guida per le/gli operatrici/operatori dei servizi sociali, educativi e sanitari, (a cura di), Trieste: Comune di Trieste, Area Promozione e Protezione Sociale, servizio minori, adulti e famiglia, unità minori.

[5] Apollonio M. G., Grimaldi T. (2007). Contatti Padri-Figli dopo la Separazione nei casi di Violenza Domestica, Rapporto di Ricerca (a cura di), Trieste: Comune di Trieste, Area Promozione e Protezione Sociale, Centro Antiviolenza GOAP, (pp.40,41).

[6] Apollonio M. G., Grimaldi T. (2007). Contatti Padri-Figli dopo la Separazione nei casi di Violenza Domestica, Rapporto di Ricerca (a cura di), Trieste: Comune di Trieste, Area Promozione e Protezione Sociale, Centro Antiviolenza GOAP, (pp.41,42).

[7] Ibidem, pp.42-48.

[8] Ibidem, p.42

[9] Ibidem, p.43

[10] Ibidem, p.48

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