Il bullismo tra le mura scolastiche

Il bullismo tra le mura scolastiche

Ringrazio l’Associazione ACBS, per averti dato la possibilità di svolgere una delle mie attività preferite: i laboratori scolastici. In questo caso il tema era Il bullismo tra le mura scolastiche. Un tema sempre attuale e necessariamente da affrontare a diversi livelli.

I bambini e le bambine hanno tanto da insegnarci, con le loro esperienze, emozioni, parole, sguardi, vissuti.

Ringrazio la Dott.ssa Andrea Carta, giovane studentessa della magistrale di Psicologia di Pavia, per avermi supportata e per aver colto, con la relazione che vi invito a leggere, il senso e la struttura del lavoro proposto.

Restiamo a disposizione per altri incontri.

Buona lettura

L’uomo superiore è calmo senza essere arrogante; l’uomo dappoco è arrogante senza essere calmo

– Confucio –

LABORATORIO BULLISMO-ACBS

 

La sensibilizzazione e prevenzione del bullismo rappresenta un tema importante, fondamentale e quanto mai attuale.

L’Associazione Contro il Bullismo Scolastico (ACBS), nata dall’idea di Vincenzo e Giuseppe, due giovani ragazzi ex-vittime di bullismo, promuove quotidianamente attività rivolte a bambini e ragazzi di ogni età, con l’intento di contrastare e combattere il fenomeno del bullismo.

Il laboratorio proposto dall’Associazione, svolto in due diverse scuole, con tutte le classi di quarta e quinta elementare, ha avuto l’obiettivo di sensibilizzare gli studenti rispetto al fenomeno del bullismo, fornendo loro suggestioni e spunti di riflessione sull’importanza del rispetto reciproco e sull’accettazione delle diversità. Le attività proposte hanno avuto un taglio pratico ed esperienziale, coinvolgendo i bambini in giochi di ruolo ed esercizi fisici, oltre che in discussioni rispetto alle attività svolte e alle loro conoscenze sul fenomeno in questione.

Dopo una presentazione inziale dell’Associazione, abbiamo domandato ai giovani alunni che cosa sapessero del bullismo, cosa secondo loro spingesse il bullo ad agire tentando costantemente di prevaricare l’altro e quali fossero le conseguenze per la vittima sulla quotidianità della vita. Nonostante la loro giovane età, i ragazzi hanno mostrato una conoscenza profonda del fenomeno e si sono rivelati capaci di una lettura del bullismo che tenesse conto delle principali emozioni coinvolte come la paura, la rabbia e la tristezza. Hanno loro stessi sottolineato come, ad esempio, il bullo possa provare molta rabbia, come possa aver sperimentato genitori aggressivi ed ostili dai quali ha appreso una modalità di comportamento disfunzionale, che lo ha condotto poi a non essere capace di relazionarsi all’altro in maniera adattiva. Così come la vittima possa sentirsi triste, depressa, spaventata e quindi isolarsi ma anche spingersi fino all’atto estremo del suicidio. È interessante notare come già alla loro età riescano a cogliere il fatto che, dietro al comportamento del bullo, possano nascondersi emozioni complesse che spesso non si riescono a gestire e che sfociano nel tentativo di prevaricare l’altro, cercando di convincersi e convincere gli altri di “essere il più forte”.

Particolarmente interessante è stato osservarli in un gioco di ruolo tratto dal famoso esperimento della prigione di Philip Zimbardo (1971) dell’Università di Stanford, modificato e riadattato per i ragazzi della scuola primaria. In questo gioco alcuni alunni sono stati invitati ad interpretare i “secondini” ed altri i “carcerati” al fine di spingerli a riflettere su come spesso le etichette che ci vengono attribuite ci spingano a comportarci in modo da adattarci e adeguarci all’etichetta stessa; una riflessione su quanto gli stereotipi e le convinzioni influenzino la costruzione della realtà e quanto incidano sulla visione che gli individui hanno di sé stessi e del loro modo di apparire.

I ragazzi hanno poi svolto un gioco a coppie nel quale, da seduti, dovevano alzarsi insieme aiutandosi l’uno con l’altra. con lo scopo di farli riflettere sull’importanza della collaborazione reciproca e del riuscire a “far leva” sull’altro, per affrontare situazioni che da soli si ha difficoltà a superare, senza il timore e la paura di essere giudicati.

Il laboratorio ha previsto anche un momento di riflessione sulla consapevolezza del proprio spazio personale, che va difeso e protetto, al quale l’altro può accedere solo se noi vogliamo e diamo il permesso.

Il laboratorio si è poi concluso con la visione di un filmato che riporta la testimonianza di Vincenzo e Giuseppe e della loro madre, rispetto alla loro esperienza, al loro vissuto emotivo e a come poi sono riusciti a superarla.

Il laboratorio è stato particolarmente motivante, i ragazzi si sono mostrati collaborativi e interessati e capaci di cogliere la complessità del fenomeno del bullismo e le sue sfaccettature. L’esperienza svolta sottolinea l’importanza di attività di sensibilizzazione e prevenzione rivolte a bambini e ragazzi di ogni età che li spinga ad assumere un pensiero critico sui modelli relazionali di rispetto e reciprocità, partendo dal riconoscimento e dall’accettazione delle differenze, favorendo modelli identificatori paritari.