IL SIGNOR IMMAGINACHÈ

IL SIGNOR IMMAGINACHÈ

“Guarda là, là in alto.” “In alto? Non vedo niente.” “Come non vedi niente! C’è una stella. Luminosa e bella.” “Ah, sì, forse la intravedo, ma è piccolissima.” “Non è piccolissima, è grande quanto vuoi tu. Prova.” “Mmmmm vorrei fosse grande quattro spanne più due dita, ma di quelle del mio papà, giganti. Oooooooh, è vero!” “Te l’avevo detto, ogni cosa è grande quanto noi la immaginiamo. E per questo voglio raccontarti la storia del Signor Immaginachè, che cresce e rimpicciolisce le cose, ma cambia anche la forma e il colore.” “Sì, dai, raccontamela…”

 

stella

 

“In un luogo e in un tempo molto…” “Lontani?” “No, vicinissimi.” “Cioè dove e quando?” “Qui, ora, ma lasciami raccontare…”

“Irene, hai fatto i compiti?” “Sì, papà, tutti.” “Sei sicura? E li hai fatti bene?” “Sì, bene, papà. Sono stata attenta” “Non come l’ultima volta, vero? Quella in cui hai scritto che d’inverno le foglie volano in cielo e gli alberi si trasformano in mostruosi ragni che, con le mille dita, catturano tutti i bambini che fanno i bulli?” “No, papà, te lo giuro, ora ti leggo la storia che ho scritto” “Va bene, sentiamo”

albero ragno 2

“C’era una volta… No, non è vero, tutto questo succede ora, ai giorni nostri, quindi è inutile che faccio la finta di scrivere una storia tipo quella dei fratelli Grimm o di Andersen. Questa è una storia che è successa per davvero. L’ho vista io, con i miei occhi. Era notte, quello sì. E mamma e papà stavano dormendo. Papà russava come sempre, ma mamma non era da meno, però non bisogna dirglielo, perché si offende. Paolino, mio fratello, era finalmente crollato dal sonno, dopo che gli avevo raccontato cinque o sei storie paurose, come piacciono a lui. Nella penombra e nel dormiveglia la tenda aveva cominciato a muoversi in modo insolito. La finestra era chiusa, quindi non riuscivo a capire.

Avevo molta paura, ma non me la sentivo di svegliare nessuno, quindi sono scesa in cucina per bere un bicchiere d’acqua e provare a calmarmi. Quando ho acceso la luce sotto la cappa ho sentito dei passi e mi sono girata. C’era sveglio anche lo zio Luigi, il fratello di papà. Sta da noi perché ha litigato con zia Viola, che l’ha cacciato di casa. Si è avvicinato e mi ha bisbigliato qualcosa vicino all’orecchio, tipo che non dovevo avere paura, perché c’era lui a proteggermi. Mi ha detto se volevo andare a dormire con lui, nella stanzetta degli ospiti. Mi ha anche promesso che non l’avrebbe detto a mamma e papà”

“Irene, ma questa non è una fiaba. Neanche un racconto. Non sarà una delle tue solite bugie? Tipo quella che hai raccontato quando non avevi messo in ordine la stanza e hai dato la colpa al Signorvento, entrato di nascosto dalla finestra socchiusa?”

stanza disordinata

“No, papà, questa è vera. Ascolta: a un certo punto è diventato tutto buio e silenzioso ed è arrivato il Signor Immaginachè. È un signore molto gentile, con il sorriso sulle labbra e gli occhi dolci. Ha cominciato a giocare con me. Immagina che…ora sei in un parco giochi con le tue amiche del cuore e hanno montato uno scivolo nuovo. Poi immagina che… il tuo negozio preferito di dolci oggi faccia grandi sconti. Una caramella costa un centesimo e quella dopo è gratis. Ci sono anche le palline di cioccolato e zenzero, quelle che profumano di Natale. Ah, ecco sì, immagina che è già Natale e le luci dell’albero illuminano i pacchetti con la carta metallica.

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Abbiamo giocato tutta la notte. Poi mi sono svegliata e lui non c’era più, io ero nel mio letto e anche se mi facevano un po’ male le gambe ero contenta di averlo conosciuto”

“Ho capito… Mi aiuteresti però a capire quando è arrivato il signor Immaginachè dov’è finito lo zio?” “Ah, non lo so, papà, forse era lui il signor Immaginachè. Anzi, mi hai fatto ricordare che mi viene a trovare spesso, anche di giorno. Io immagino cose, tante cose belle, così il tempo passa e io non penso… non mi ricordo più a cosa non penso”.

Non so poi cos’è successo, ma la mia storia penso non sia tanto piaciuta al papà. So che ha litigato con lo zio, perché l’ho sentito urlare. Mamma teneva in braccio Paolino e piangeva forte. A un certo punto ha anche fatto una telefonata. Poi sono arrivate delle persone con la divisa. Forse poliziotti. Una era una donna: aveva lo sguardo gentile e mi ha chiesto se volevo andare con lei, insieme alla mamma, in un posto. Mi aveva portato una bambola di pezza, con le trecce bionde, di nome Camilla, come la mia compagna di banco, che non mi fa mai giocare con lei e mi prende in giro insieme a Giorgia e Michela. Dicono che sono strana, perché disegno bambine nude e conosco parole che loro non vogliono sentire. Io non so bene cosa significano quelle parole, ma credo non siano brutte, me le dice spesso il signor Immaginachè.

poliziotta

Comunque, la signora gentile mi ha fatto salire in macchina, accanto a mamma. Siamo arrivate in un posto molto carino, con tanti giochi, una casetta di legno con gli animali e tanti fogli e pennarelli. Una giovane signora mi ha detto che potevo giocare con quello che volevo, poi mi ha fatto fare dei disegni. Mi ha chiesto anche di raccontare la storia di Immaginachè. Io ho preferito illustrarla. Mentre disegnavo mi veniva da piangere, non so perché. Il signor Immaginachè non mi sembrava poi così buono. Mi è venuto anche da vomitare e a un certo punto ho anche strappato il foglio e urlato parolacce alla signora. Lei non mi ha sgridata. Anzi, strano, mi ha detto che era contenta e che ero stata brava. Io mi sono sentita più leggera.

boh

Mi ha chiesto se voglio tornare da lei altre volte. Io ho risposto che non lo sapevo, ma poi ho pensato che lì c’è un buon profumo e la tenda non si muove da sola. Non ho tanta paura quando sono lì.

A casa lo zio non c’è più e anche la tenda della mia camera ha smesso di muoversi di notte. A scuola la maestra ha detto di smetterla di prendermi in giro, ma comunque anch’io non disegno più cose brutte, come dicevano i miei compagni.

Oggi ho pitturato con i pennelli un fiore. Era piccolo e un po’ malandato, ma il sole lo scaldava e una signora veniva a innaffiarlo. Boh, magari la prossima volta provo a farlo più bello. Ora non riesco, mi trema la mano e a volte calco così tanto che il foglio si buca.

fiore storto

Ho visto il papà piangere tanto e dire che è colpa sua. Non so di cosa, ma io sento che se piange è colpa mia, invece.

La signora dal profumo buono ci ha detto di non usare la parola colpa. Una volta me l’ha fatta scrivere su un foglio, poi mi ha detto di pasticciarla e di accartocciarla. L’abbiamo messa in una scatola e chiusa lì dentro. Anche quella volta mi sono sentita più leggera e il giorno dopo ho disegnato un altro petalo colorato al fiore.

 

colpa 

La mamma mi ha detto che sono i grandi che devono occuparsi dei bambini e non i bambini a preoccuparsi dei grandi. Me lo dice mentre mi spazzola i capelli e un po’ piange. Lo so che è triste per me, ma non voglio che si preoccupi, quindi le dico che va tutto bene. Mi sveglio ancora la notte, ma non ho il coraggio di muovermi dal letto.

“Ci vorrà tempo”, ha detto Gloria, la signora dal profumo buono. Ma mi ha anche detto che non ci corre dietro nessuno e che lei mi aiuterà. Ha la voce tiepida e non sorride sempre. Cioè a volte è seria perché dice che sto parlando di cose importanti”.

PSICOLOGA BIMBA

Ieri Camilla, a scuola, mi ha abbracciata. Boh, non so cosa sia successo, ha detto che lei era arrabbiata quando vedeva i miei disegni, perché le si muoveva qualcosa dentro. Non ce l’aveva con me. Forse ho capito, ma non riesco a parlare con lei del mio Signor Immaginachè, mi vergogno troppo.

ABBRACCIO

Gloria mi ha detto che ogni emozione prenderà il suo posto. Ora mi sembrano tutte ammucchiate e chiassose, infatti quando le disegno faccio dei gran pasticci.

emozioni

Vabbè ora vado a dormire. Sto nel letto con mamma e papà anche stanotte. Paolino invece dorme come un sasso, anche se mi spiace lasciarlo solo, ho sempre voluto proteggerlo. Ma ora so che siamo al sicuro e che mamma e papà hanno capito la mia storia.

Papà mi ha chiesto scusa per la storia delle bugie e io sono stata contenta. Forse domani andrò nel mio letto. Forse.

“Buonanotte. Anche alla stella lassù, quella luminosa e bella.”

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