L’esplorazione dell’Inconscio

vortice-colori“Se non capiamo le immagini dell’inconscio, o rifiutiamo la responsabilità morale che abbiamo nei loro confronti, vivremo una vita dolorosa”

 – C.G. Jung –

Mi piace pensare all’Inconscio come a un luogo immaginario, un non-luogo, uno spazio non visibile, ma reale. Associo l’Inconscio all’Isola-che-non-c’è, a cui si giunge solo se ci si crede e si ha la polvere magica delle fate per volarci. E, una volta giunti, l’incontro con fate, bambini volanti, pirati, indiani diventa inevitabile. Come nell’Inconscio diventa inevitabile l’incontro con parti di sé sconosciute, segrete, inesplorate. Il nostro Inconscio è la nostra Isola-che-non-c’è.

Nella terapia a orientamento psicodinamico, come quella con la Procedura Immaginativa, l’Inconscio è una continua fonte di ispirazione terapeutica, clinica, conoscitiva e riparativa. I contenuti che emergono da esso vengono costantemente valorizzati e diventano materiale di lavoro. A volte arrivano spontaneamente, come quando il paziente racconta un sogno. Altre viene stimolato e sollecitato dal terapeuta, attraverso tecniche quali la stessa Procedura Immaginativa, il disegno, il lavoro con i mandala, il Cinema. Andiamo a scoprirli:

IL SOGNO

Sigmund Freud sosteneva che il sogno fosse la via regia dell’inconscio. Il mondo onirico rappresenta uno spazio interiore in cui l’Io è acritico, la parte razionale non interviene, è, per l’appunto, assopita. Per questo motivo i contenuti più profondi sono liberi di esprimersi senza filtri, regole, condizionamenti. Al risveglio potremmo non ricordare tutto, addirittura rimuovere, ma è facile che, durante la seduta di terapia, le associazioni libere, le suggestioni, i suggerimenti aprano fessure che lasciano passare ciò che era stato momentaneamente nascosto.

È bene precisare che in terapia non avviene nessuna forzatura e nessuna interpretazione, soprattutto calata dall’alto, ma si svolge un costante lavoro di condivisione e lettura partecipata dei contenuti, a cui il paziente attribuisce il proprio significato, sotto la guida del terapeuta.

I sogni possono essere rappresentati graficamente, narrati in storie, fiabe e poesie, diventare materiale di spunto per le Procedure Immaginative. Possono essere toccati e poi lasciati in sospeso, per essere riavvicinati in un secondo momento, quello che la storia del paziente decide essere il migliore e più funzionale al percorso terapeutico.

IL DISEGNO

Il disegno può assumere significati creativi e dinamici, diventando espressione immaginativa, canale comunicativo alternativo a quello verbale per mettersi in contatto con il proprio mondo interiore. Rappresenta una delle tecniche proiettive che consentono di spostare i contenuti interni fuori da sé, proprio come un proiettore fa con le immagini sullo schermo.

Le emozioni, i conflitti, i ricordi, le speranze, le difese si mettono in scena nel qui e ora.
I materiali scelti, la forma del foglio, il linguaggio non verbale espresso durante la creazione immaginativa, si rivestono di fondamentale importanza per la comprensione delle dinamiche inconsce in atto.

Il disegno non è un oggetto fisso e finito: è vivo e mutabile come la persona che lo ha creato: posto in un’ottica statica sarebbe in pericolo.

Compito del terapeuta risulta dunque essere osservatore, ma anche accompagnatore del mutamento, consigliere, contenitore “sufficientemente buono” affinché il paziente o la paziente possano sentirsi liberi/e di esprimere la propria affettività, le paure, i dubbi, le gioie.

Molto significativo e utile ai fini terapeutici e di conoscenza di sé, nonché come strumento di analisi del dei cambiamenti durante il percorso terapeutico il disegno dell’albero (reattivo dell’albero). L’albero rappresenta l’archetipo della figura umana, così come evidenziato da Emil Jucker e ipotizzato dallo stesso C.G. Jung. E poi sistematizzato da da Karl Koch, ideaote del test proiettivo.

Lo spazio della terapia, il setting deve essere creato in modo che i pazienti abbiano a disposizione gli strumenti del cambiamento: non gomme per cancellare, ma pennarelli, tempere, pastelli per dare forme e sfumature di colori diverse, aggiungere particolari, aggiustare. Ed eventualmente richiedere un nuovo foglio bianco su cui creare una storia nuova…

I MANDALA

La parola Mandala deriva dal sanscrito e significa “cerchio magico”. Carl Gustav Jung riteneva rappresentasse l’archetipo della totalità, il sé nella sua completezza cosmica, uno schema ordinatore, il Cosmo che si contrappone al Caos.

Viene utilizzato in terapia come cerchio protettivo, contenitore di vissuti, esperienze ed emozioni che, circolarmente e in un ordine di senso (o a cui attribuirlo) si collocano intorno al nucleo più intimo, profondo, segreto. Il mandala rappresenta uno strumento finalizzato a evitare la dispersione, a lavorare sulle energie e forze interiori, a focalizzarsi e concentrarsi sull’interno, allontanandosi momentaneamente e, a tratti, dall’esterno che disturba e non permette il cambiamento, che parte sempre dalla consapevolezza di sé.

Il paziente può, inizialmente, scegliere tra mandala proposti dalla terapeuta e cominciare a colorarli liberamente, utilizzando pennarelli, matite, pastelli, tempere a dita, pennelli, gessetti. In questo modo comincia a familiarizzare con questo strumento esplorativo e conoscitivo per poi giungere alla realizzazione di mandala personali, disegnati e poi riempiti dei colori del proprio mondo interiore.

IL CINEMA

Il Cinema rappresenta un meraviglioso mondo paraonirico in cui lo spettatore mette in campo sé stesso e si relaziona con lo schermo attivando dinamiche inconsce profonde. Ciò accade, ovviamente, anche con la lettura di storie e poesie, con l’ascolto della musica, con l’osservazione di quadri e sculture.

È per me un grande amore e un oggetto di studio dai tempi dell’università, tanto da averci scritto la mia tesi di laurea e creato un sito, in collaborazione con il Dott. Andrea Di Monte, Psicologo Psicodrammatista, appassionato ed esperto di Cinema, a cui rimando per approfondimenti:

www.cinemainconsciente.jimdo.com